chiavi e serrature del 700“L’inventore sfida il più abile artista a fare una chiave, foss’anco calcata sulla chiave originale, in grado di aprire questa serratura”. Queste mirabolanti parole apparvero su un annuncio pubblicitario del “serraturiere meccanico” Calippe, pubblicato dall’Almanach Dauphin del 1777.

 

Tutta questa tracotante sicurezza era effettivamente giustificata, perché nel corso del Settecento l’arte della serratura aveva raggiunto livelli veramente straordinari. Si producevano dei veri prodigi della meccanica che contenevano meccanismi così complessi ma di facile utilizzo che un solo colpo di chiave muoveva all’unisono una miriade di chiavistelli in molte direzioni permettendo anche più di quindici chiusure. Un vero virtuosismo da orchestra meccanica.

 

Certo, queste serrature del 700,  meraviglie della tecnica degne della più straordinaria Wunderkammer, non erano per tutte le occasioni. Secondo una testimonianza del più celebre artista del ferro dell’epoca, Jean Lamour, queste serrature erano sì sicurissime, ma ci volevano non meno di due anni di lavoro per realizzarle. Incredibile, se riportato ai nostri tempi.

 

Nella gara a chi creava il prodigio più prodigioso un ruolo di primo piano se lo guadagnarono i serraturieri parigini Merlin e Duval che nell’eterna lotta tra guardie e ladri segnarono un bel punto a favore dei primi: la serratura “pizzicaladri”, altrimenti detta del “questore”. La si può ammirare ancora oggi al Museo Bricard di Parigi. Il buco della serratura è all’interno di una minacciosa bocca di leone in bronzo e se un malintenzionato sfortunatamente inserisce la chiave sbagliata avrà la mala sorte di vedere la sua mano irrimediabilmente bloccata dal rapido scatto dalle fauci feline. Nell’Ottocento ci fu anche chi produsse modelli non solo con ganasce, ma anche con rivoltelle pronte a colpire.

 

I Maestri in Serrature di Francia ebbero anche un altro primato. Uno di loro, François Gamin, insegnò questa nobile arte niente di meno che al re Luigi XVI in persona, che fu un grande appassionato di chiavi e chiavistelli. Purtroppo per lui questa frequentazione gli si ritorse contro perché fu proprio Gamin ad aprire ai rivoluzionari lo stanzino segreto dove erano nascoste le prove che costarono al re la testa.

 

Se in Francia si andava verso il virtuosismo, in Inghilterra si tentavano nuove strade, come la serratura a leve mobili inventata Robert Barron che raggiunse livelli di precisione pari ad un decimo di millimetro. All’ingegno di Joseph Bramah si devono invece tanti congegni famosi come la pompa per la mescita alla spina nei pub, la stampatrice con numeratore per banconote, ma anche la serratura con chiavi a pompa, un’idea che gli venne dalla seria preoccupazione per il grande numero di furti che investì in quel periodo la capitale britannica. Bramah offrì addirittura un premio in denaro a chi fosse riuscito a scassinare la sua serratura, dimostrando così di essere anche un esperto di marketing ante litteram. Di certo sapeva di non rischiare, perché la serratura rimase inviolata per ben sessant’anni.