materiali per le chiaviGuardando un mazzo di chiavi, ci si può stupire della loro varietà che non è solo nella forma, ma, prima di tutto, nei materiali.

 

Ottone, acciaio, alluminio e ferro per citare i metalli per chiavi più comuni, ma anche le esotiche alpacca e zama, che in questo caso non è l’ultima battaglia della seconda guerra punica, ma una lega di zinco, alluminio e rame con tracce di ferro e nichel.

 

E l’alpacca? A volte può tornare utile per mangiare, perché è una lega (arrivata in Europa dalla Cina nel ‘600) dall’aspetto molto simile all’argento e per questo usata nella produzione di posate, ma anche di chiavi per serrature complesse e al top di gamma, visto il bell’aspetto e la grande resistenza.

 

Qual è dunque il vero motivo di tutta questa varietà di materiali per le chiavi? C’è un senso in questa differenziazione? O è solo un vezzo metallurgico? Molta acqua è passata sotto i ponti da quando si usava solo il ferro battuto. Storicamente, ottone e bronzo offrivano un’ulteriore nobiltà a questo oggetto spesso carico di simboli. Oggi sono più le considerazioni pratiche a tener banco, come il costo e la lavorabilità. Ma non è detto che in paesi diversi non si diano diverse risposte a questo problema.

 

L’acciaio costa molto meno dell’ottone: la sua durezza lo rende più lento da lavorare, consentendo ad un solo operaio di seguire anche tre macchine contemporaneamente, mentre l’ottone, più malleabile, ha bisogno di attenzioni che fanno aumentare i costi. Così in Germania e in Spagna si preferisce l’acciaio, ma in America, Australia e Nuova Zelanda si sceglie l’ottone. In Italia siamo salomonici: al nord l’ottone e al sud l’acciaio. In Grecia, purtroppo, il cambio di materiale a favore dell’acciaio si spiega con l’incalzante crisi economica che affligge il paese ellenico.

 

Tecnicamente, la differenza tra i due materiali si vede al momento della fresatura. Di solito si evita l’acciaio quando si tratta di chiavi punzonate, preferendo l’ottone o l’alpacca per far durare di più la fresa.

 

Questo ci porta a dire che il tipo di lavorazione influenza fortemente la scelta del materiale. Tralasciando ghisa e zama, che rappresentano solo l’1% circa della produzione in quanto più scadenti, le chiavi doppia mappa vanno fatte in ottone, le Cadorine solo in ferro, mentre per le chiavi stampate a freddo si può scegliere l’ottone o il ferro e per le chiavi di sicurezza e punzonate l’ottone o alpacca.

 

E l’alluminio? L’alluminio è bello perché si può colorare, e qui entriamo nell’ambito dell’estetica, molto importante soprattutto dagli anni 90, ma con un ruolo anche pratico vista la necessità di distinguere a colpo d’occhio una chiave dall’altra. L’alpacca rimane più o meno con la sua tinta, mentre l’ottone ha permesso lo sviluppo delle chiavi “Fancy”, ricche d’immagini e colori.

 

Oltre alla coniatura, che si può fare su tutti i materiali, le altre importanti tecniche di personalizzazione della chiave sono la nichelatura che la rende splendente, la più scadente lucidatura che ha una scarsa durata e annerisce con il tempo e la brillantatura con i suoi preziosi effetti sul colore e la lucentezza. Qui torna in ballo l’economia, perché ovviamente hanno costi anche molto diversi.

 

Consideriamo infine lo scopo principale della chiave: la sicurezza. Ebbene, da questo punto di vista, è totalmente ininfluente la scelta del materiale. Anche la resistenza non presenta significative differenze, influenzata più dalla cifratura, che se è molto vicina al fermo aumenta il rischio di rottura.

 

Nella scelta del materiale confluiscono quindi molte considerazioni: economiche, tecniche ed estetiche ma anche tradizioni e consuetudini rafforzate da pratiche secolari che rendono la chiave un oggetto davvero speciale.