Se la macchina del tempo ci trasportasse nelle antiche terre degli uomini nomadi, un numero incalcolabile di anni fa, in pianure a perdita d’occhio sferzate da venti pungenti, troveremmo estremamente confortevole poterci riparare in una delle loro tende.

 

Già, ma come fermare la porta in feltro per tenere fuori il vento? All’epoca la risposta era semplice: un piolo per terra, oppure un catenaccio. Seduti comodamente sui tappeti, magari bevendo qualcosa di caldo, noteremo forse degli scrigni dove venivano custoditi gli oggetti più preziosi. Un lucchetto ad ago bloccava l’occhiello del coperchio ai due fissati alla parte frontiera.

 

origine delle serratureE’ tutto quello che si può dire sulla più antica origine delle serrature. Dobbiamo aspettare che l’uomo scopra i vantaggi della vita sedentaria per vedere nascere la chiave simile concettualmente a quelle che ancora oggi usiamo.

 

Spostiamoci allora in Anatolia. Qui troviamo la prima città di cui ci sia giunta traccia, Çatal Üyük, ma nelle case si entrava dalle botole sul tetto, tenute ferme da un peso.

Dobbiamo scendere più a sud, seguire il corso del Tigri e dell’Eufrate ed entrare nella celebre mezzaluna fertile per sentire l’eco delle antiche parole babilonesi, come Sikkuru o Sekretu, che ci fanno pensare che già 4000 anni fa quel popolo conoscesse il modo di rendere sicure le serrature e custodire i segreti. Immaginando di sentir parlare quei popoli, i loro usi linguistici ci confermerebbero che la chiave aveva già assunto significati simbolici.

 

Ma per trovare tracce concrete sull’origine delle serrature dobbiamo avventurarci lungo le rive del Nilo. Gli antichi egiziani chiudevano non solo con legacci attorno a due pomelli o con catenacci scorrevoli entro cavalieri, ma anche con chiavistelli azionati sia dall’interno che dall’esterno con vari strumenti come il raffio-chiave che entra nello stipite o la chiave a denti che solleva i tenoncini. Anche il dio Anubi aveva una chiave a tre denti e i sacerdoti ne usavano una per toccare la bocca delle mummie prima della sepoltura.

 

Già, perché le ricchezze custodite in Egitto non erano solo materiali, ma anche spirituali e c’era una chiave pure per queste. Sia che rappresentasse l’unione di Iside e Osiride, oppure il sorgere del sole sull’orizzonte oppure il corso del Nilo fino al delta, l’Ankh o Chiave della Vita era il simbolo forse più potente tra quelli usati dal popolo delle piramidi e dai suoi numerosi dei. Una chiave per aprire i segreti dell’immortalità.