simbologia chiavi araldica - chiavi nello stemma papaleSe ci fosse un Ordine dei Locksmith, di certo nel suo stemma araldico ci sarebbero delle chiavi, magari raffigurate in “campo partito” d’oro, per rappresentare la preziosità di un antico mestiere, e di rosso come il fuoco di Efesto o Vulcano, il dio che “addolcisce i metalli nella forgia”.

Anche se in antichità era la tenaglia il simbolo dei fabbri, oggi potremmo immaginare chiavi disposte in vario modo, magari una piatta assieme ad una transponder, o una doppia mappa con una punzonata. Il settore è così vario che c’è l’imbarazzo della scelta, per foggia e tecnologia. Ma dovremmo stare attenti a qualche particolare, ad esempio la posizione, perché il mettere le chiavi a croce, sia essa latina, greca o di sant’Andrea, secondo la simbologia araldica ci farebbe entrare decisamente in un altro campo.

 

Già, perché c’è qualcun altro che può utilizzare le chiavi nel suo stemma, ed è niente di meno che il Papa. Dal XIV secolo le chiavi fanno proprio parte dell’insegna ufficiale della Santa Sede, una d’oro e una d’argento. In questo caso sono poste in decusse, cioè incrociate sopra o addossate allo scudo, con i congegni verso l’alto, a guardare il cielo, e l’esterno, le impugnature verso il basso, spesso legate da un nastro rosso. Messe in palo, cioè verticalmente, sono invece il simbolo della Fabbrica di San Pietro, l’ente creato per la costruzione dell’omonima basilica e che oggi ne cura la gestione.

 

Nella lunga storia del papato, tutti i pontefici hanno inserito le chiavi nel loro stemma, dal primo attestato, quello di Innocenzo III che salì alla cattedra di San Pietro nel 1198, all’antipapa Benedetto XIII del 1397, dal rinascimentale Giulio II all’attuale Francesco. E così fecero molti dignitari e ordini ecclesiastici.

 

La simbologia ha diversi aspetti: si riferisce sia all’autorità di amministrare la redenzione e di insegnare la dottrina, sia al potere di legare e sciogliere. Da un punto di vista araldico, la chiave d’oro identifica il potere che si estende al regno dei cieli, e quella d’argento l’autorità spirituale sulla terra.

 

Nell’araldica civile, invece, le chiavi sono sempre un simbolo di potenza, tanto che possiamo trovarle negli stemmi di castellani o capitani di castello, oppure di governatori o comandanti di luoghi fortificati, ma, al contrario, anche di obbedienza e sottomissione, quando si riferiscono all’offerta delle chiavi di una città, come si vede ne “La resa di Breda” immortalata dal pittore spagnolo Diego Velásquez. Nel quadro, dipinto nel 1635, vediamo l’umile comandante olandese consegnare le chiavi della città al vittorioso e comprensivo genovese Ambrogio Spinola, saldamente alla testa dell’esercito spagnolo.

 

Oggi le chiavi si trovano più spesso nelle insegne dei negozi che negli stemmi araldici o nei quadri, ma anche qui, disegnate in vetrofanie o con luminosi tubi al neon, fuse in stampi di plastica colorata o tracciate con futuristici ologrammi, rimangono sempre un simbolo di grande valore e nobiltà.